BEPPE GARESIO
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beppe garesio
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Chi è Beppe Garesio

Ho compiuto 50 anni, sono figlio di un artigiano, i miei nonni erano contadini.

Ho sposato una ragazza pugliese, che mi ha dato tre figli, belli come lei.

Ho fatto le elementari al Maffei, le medie dai salesiani, il liceo classico al D’Azeglio. Poi mi sono iscritto a giurisprudenza, ma senza vocazione, e così non mi sono laureato e sono andato a lavorare nel sindacato, la UIL torinese. Poi Ugo Intini mi ha assunto al quotidiano del PSI, l’Avanti!, di cui nel ’93 sarei diventato Condirettore, nominato da Giorgio Benvenuto, prima dello scioglimento del partito (a cui mi ero iscritto nel ’76, quando Bettino Craxi diventò segretario nazionale).

Nel 1983 il prof. Francesco Forte, l’erede di Einaudi alla cattedra di Scienze delle Finanze a Torino, mi chiama a fare il capo dell’ufficio stampa al Ministero delle Finanze, portavoce di tre straordinari ministri economici piemontesi (oltre a Forte, il compianto Giovanni Goria e Guido Bodrato).

Poi, a metà degli anni ’80, il ritorno a casa, per fare politica nel laboratorio Torino, nel periodo del grande scontro con i comunisti, dei dibattiti sul futuro della sinistra, della modernizzazione dell’economia e delle istituzioni, dalla grandezza del governo Craxi al “tirare a campare” del governo Andreotti.

IL CLUB TURATI DEGLI ANNI ‘80

Dirigo il club Turati, un incubatore di cultura laica e socialista, al quale aderiscono Norberto Bobbio, che mi ha onorato della sua presenza spesso critica ma affettuosa, Luciano Gallino, Franco Reviglio, Rodolfo Zich, Massimo Salvadori e molti altri intellettuali di area socialista.

Qui nascono alcuni dei progetti più significativi della cultura socialista: i grandi convegni con Karl Popper ed altri illustri pensatori europei, il “Forum per l’Innovazione”, che ha anticipato di quindici anni le problematiche odierne sulla riconversione tecnologica di Torino.

È un periodo importante per i Socialisti in Piemonte e a Torino: i grandi sindaci della città e dell’area metropolitana, che hanno posto le basi della trasformazione urbana che in questi ultimi anni sta venendo alla luce, insieme ad alcune opere pubbliche, come l’autostrada del Frejus.

Ma anche le preoccupazioni e le elaborazioni alternative al modello di città dell’auto, che già evidenzia i primi cedimenti e i primi significativi trasferimenti della produzione.

ALLA DIREZIONE DEL PSI

Il PSI e i suoi elettori sono stati molto generosi con me, mi hanno trattato – a Roma come a Torino – come un figlio prediletto ed io mi sento ancora in debito con chi mi ha sostenuto e mi ha eletto sempre con un grande consenso: nel ’88 divento segretario regionale ed entro nella Direzione Nazionale, nel ’90 sono eletto in Comune a Torino e divento capogruppo, nel ’92 entro alla camera dei deputati.

A metà del ’93, un avviso di garanzia sul reato di violazione della legge sul finanziamento dei partiti (il contributo elettorale della Fiat ai partiti, compreso il PSI), interrompe bruscamente il mio percorso politico.

DOPO LA POLITICA

Poi, le nuove soddisfazioni nel mondo del lavoro: prima nel settore della logistica con la Lega delle Cooperative, poi nel campo delle risorse umane, dove fondo e dirigo una società di Lavoro Temporaneo, che fa parte di uno dei più importanti gruppi in Europa, e che in Italia dà lavoro a più di 3.000 persone.

Anche per questo mi sento migliore rispetto a dieci anni fa, con più serenità ed esperienza, per tornare a dare una mano ai socialisti.


 
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